AD ASCOLTARE, LEGGERE, CRESCERE, IL PROFILO DI JOHN HENRY NEWMAN, PRESTO SANTO

Nel pomeriggio di giovedì 3 ottobre, in Seminario Vescovile a Pordenone, monsignor Roderick Strange, professore di Teologia presso la St Mary’s University, di Twickenham ed Michele Marchetto, docente presso l’Istituto Universitario Salesiano di Venezia, hanno dialogato intorno alla figura di John Henry Newman, “Un santo per il mondo post-Cristiano”. L’incontro sarà coordinato dal dott. Samuele Busetto.

John Henry Newman (1801 -1890), figlio di padre anglicano e madre evangelica, è stato pasto re e teologo nella Chiesa anglicana. L’amore per i Padri della Chiesa lo ha progressivamente portato all’ingresso nella Chiesa cattolica, avvenuto ufficialmente nel 1842. Pensatore profondo e libero, ha lasciato numerose pubblicazioni di teologia, filo sofia, educazione, vita spirituale. È consi derato anche un antesignano delle intuizioni del Concilio Vaticano II sul ruolo del laicato nella Chiesa e sull’importanza della fede dei semplici. Nel 1879 fu creato cardinale da papa Leone XIII. Beatificato da papa Benedetto durante il suo viaggio nel Regno Unito nel 2010, Newman è segno di amicizia e avvicinamento tra cattolici e anglicani.

MARIA DI MAGDALA A VALVASONE PER LE PRESENTAZIONI LIBRARIE

Nel secondo mercoledì della rassegna, presso la Sala Roma di Piazza Mercato a Valvasone, la presentazione del libro di Rosanna Raffaelli Ghedina “La teologia della misericordia in S. Maria Maddalena” (Edizioni Segno). Ghedina compie una ricostruzione della vita, della conversione, dell’apostolato in Francia e della spiritualità di Maria di Magdala, isoapostola e santa della Chiesa nascente. Ha introdotto don Daniele Rastelli.

LECTIO MAGISTRALIS SU LEONARDO DA VINCI

Mercoledì 3 ottobre il Direttore della Pinacoteca Ambrosiana, mons. Alberto Rocca ha raccontato il genio di Leonardo Da Vinci agli studenti delle scuole superiori del pordenonese riuniti all’Auditorium Concordia.

«E’ proprio studiando i disegni di Leonardo – come ha spiegato al giovane pubblico – che si riesce meglio a comprendere la sua speciale forma mentis. Il modo di pensare e di creare di Da Vinci, basato sull’osservazione diretta della realtà, empirico. Questa è la rivoluzione leonardesca, l’osservazione della realtà, il primato dell’occhio». Abituati ad immaginarlo con il genio dalla lunga barba bianca, dovremo invece pensare ad un «giovane mite, figlio illegittimo di un notaio, impossibilitato a ricevere la debita formazione intellettuale», e per giunta mancino, ‘vizio’ mai corretto – «avete mai provato voi a scrivere con penna e calamaio con la mano sinistra?». Un giovane «autodidatta, che si ingegna, sempre pronto a migliorarsi», curioso ma sostanzialmente «illetterato» rispetto ad altri artisti coevi. Non conosceva ad esempio il latino, la lingua della classe dirigente. E’ proprio di questi suoi limiti, fisici, culturali e socio-economici, che Leonardo fa però le sue virtù, i punti di forza. Il suo modus operandi si plasma su di essi. L’accuratezza dei suoi disegni è la dimostrazione lampante. Come quelli, ad esempio, per le ingegnose ‘macchine belliche’ per Ludovico il Moro, veri e propri materiali progettuali: «Sono così accurati che si possono vedere i punti di giuntura delle balestre. Non hanno bisogno di spiegazioni. Non potendo contare sulla sua proprietà di linguaggio – come un Alberti o un Brunelleschi – con il disegno Leonardo doveva essere eloquente». Proprio con spirito leonardesco ai ragazzi monsignor Rocca ha consigliato di «staccare gli occhi da tablet e cellulari per ricominciare ad osservare la realtà». Lo stesso invito che cinquecento anni fa Leonardo dava ai suoi allievi nella bottega. Guardare il reale, partire da esso.

L’evento è stato promosso in collaborazione con la Società Operaia di Mutuo Soccorso e Istruzione di Pordenone.